
Ha il sapore della beffa la vicenda che ha portato l'esclusione della lista Pdl dalle regionali del Lazio. Infatti,a quanto pare, è stata una banale leggerezza a provocare il ritardo nella consegna della lista per l'ufficializzazione della candidatura.
La ricostruzione dei fatti dice che l'incaricato a consegnare i documenti, il consigliere comunale Alfredo Milioni, pur essendosi presentato in orario davanti al tribunale dove dovevano essere consegnati i documenti, ha fatto retromarcia per ben due volte.
La prima, dopo essersi accorto che gli mancavano alcuni documenti contenenti i simboli dei partiti e la seconda, invece, per una pausa pranzo in un locale vicino. Presentatosi negli uffici della corte d'appello alle 12:45 si è visto respingere la richiesta di consegna dei documenti poiché in ritardo di tre quarti d'ora rispetto al termine ultimo per la varbalizzazione.
Da quel momento in poi è un'arrampicata continua sugli specchi.
Prima l'appello ad intervenire per sciogliere la matassa al Presidente della Repubblica, che gentilmente si tira fuori dicendo che “la verifica del rispetto dei regolamenti spetta solo alle competenti sedi giudiziarie”, poi parte il ricorso al Tar accompagnato da una denuncia-querela da parte di uno degli avvocati del Pdl, Grazia Volo, sia nei confronti di alcuni esponenti non specificati dei radicali per violenza privata, sia nei confronti dei componenti dell'ufficio centrale per abuso d'ufficio per aver “negato il legittimo diritto politico di voto”.Da parte dei radicali, la Bonino risponde con una contro-denuncia per calunnie.
Ma all'interno del Pdl, dopo aver visto tramontare l'intervento del Capo dello Stato, si studiano nuove soluzioni per porre rimedio all'incredibile leggerezza.
Le idee al vaglio sono due, ma nessuna pare essere molto convincente.
La prima è un'idea abbozzata dal ministro Gianfranco Rotondi, il quale ha proposto una leggina ad hoc per risolvere la questione, che egli definisce come “un accordo tra gentiluomini per giocarsela alla pari nel Lazio”.
Su questa soluzione c'è ancora un velo di scetticismo, esposto in primis da Berlusconi, che confida nel ricorso.
Ancora più scetticismo ricopre la seconda soluzione che prevedrebbe il rinvio delle elezioni regionali nel solo Lazio tramite apposito decreto.
Mister B., comunque, al momento preferisce non esporsi troppo, essendo il ricorso ancora al vaglio della Corte d'appello.
Neanche il tempo di pensare alla soluzione salva-Lazio, che arriva la notizia dell'esclusione della lista di Formigoni “Per la Lombardia”.
La decisione della Corte di appello di Milano arriva in seguito al ricorso che la lista Bonino-Pannella aveva presentato per denunciare l'irregolarità di 514 firme della lista del governatore uscente.
Le motivazioni sulla decisione riguardano la “mancanza dei timbri sui moduli” e la “mancanza della data e del luogo dell'autenticazione” sugli stessi.
Le firme non conformi sono risultate 514 sulle 3.915 presentate, ciò vuol dire che dopo l'annullamento le schede valide sono 3.421, il che non consente la candidatura della lista poiché la legge prevede un minimo di 3.500 ed un massimo di 5.000 segnature.
Per la cronaca, gli stessi Pannella e Bonino avevano presentato uguale ricorso anche contro il candidato del PD Filippo Penati, cui erano state contestate 173 firme, ma il tribunale ha deliberato che, pur ritenendole effettive, le irregolarità non sarebbero comunque determinanti al fine dell'esclusione perchè le firme valide erano già 3.795.
A rassicurare i suoi sulla situazione Lombardia ci ha pensato Mario Mauro, capogruppo del Pdl al Parlamento Europeo, nonché responsabile della campagna elettorale di Formigoni ritenendo che “alcune specifiche tenute in conto dal tribunale di Milano, non sono più necessarie” e che il numero di firme presentato “è largamente superiore a quelle necessarie” e che il ricorso che presenteranno “non potrà che essere accolto”.
Che i ricorsi del centrodestra per due regioni importanti come Lazio e Lombardia vengano accolti o meno, è curioso vedere come il destino si ponga davanti a Mister B. che si ritrova a dover riporre tutte le sue speranze nel suo nemico per eccellenza: la magistratura!
La ricostruzione dei fatti dice che l'incaricato a consegnare i documenti, il consigliere comunale Alfredo Milioni, pur essendosi presentato in orario davanti al tribunale dove dovevano essere consegnati i documenti, ha fatto retromarcia per ben due volte.
La prima, dopo essersi accorto che gli mancavano alcuni documenti contenenti i simboli dei partiti e la seconda, invece, per una pausa pranzo in un locale vicino. Presentatosi negli uffici della corte d'appello alle 12:45 si è visto respingere la richiesta di consegna dei documenti poiché in ritardo di tre quarti d'ora rispetto al termine ultimo per la varbalizzazione.
Da quel momento in poi è un'arrampicata continua sugli specchi.
Prima l'appello ad intervenire per sciogliere la matassa al Presidente della Repubblica, che gentilmente si tira fuori dicendo che “la verifica del rispetto dei regolamenti spetta solo alle competenti sedi giudiziarie”, poi parte il ricorso al Tar accompagnato da una denuncia-querela da parte di uno degli avvocati del Pdl, Grazia Volo, sia nei confronti di alcuni esponenti non specificati dei radicali per violenza privata, sia nei confronti dei componenti dell'ufficio centrale per abuso d'ufficio per aver “negato il legittimo diritto politico di voto”.Da parte dei radicali, la Bonino risponde con una contro-denuncia per calunnie.
Ma all'interno del Pdl, dopo aver visto tramontare l'intervento del Capo dello Stato, si studiano nuove soluzioni per porre rimedio all'incredibile leggerezza.
Le idee al vaglio sono due, ma nessuna pare essere molto convincente.
La prima è un'idea abbozzata dal ministro Gianfranco Rotondi, il quale ha proposto una leggina ad hoc per risolvere la questione, che egli definisce come “un accordo tra gentiluomini per giocarsela alla pari nel Lazio”.
Su questa soluzione c'è ancora un velo di scetticismo, esposto in primis da Berlusconi, che confida nel ricorso.
Ancora più scetticismo ricopre la seconda soluzione che prevedrebbe il rinvio delle elezioni regionali nel solo Lazio tramite apposito decreto.
Mister B., comunque, al momento preferisce non esporsi troppo, essendo il ricorso ancora al vaglio della Corte d'appello.
Neanche il tempo di pensare alla soluzione salva-Lazio, che arriva la notizia dell'esclusione della lista di Formigoni “Per la Lombardia”.
La decisione della Corte di appello di Milano arriva in seguito al ricorso che la lista Bonino-Pannella aveva presentato per denunciare l'irregolarità di 514 firme della lista del governatore uscente.
Le motivazioni sulla decisione riguardano la “mancanza dei timbri sui moduli” e la “mancanza della data e del luogo dell'autenticazione” sugli stessi.
Le firme non conformi sono risultate 514 sulle 3.915 presentate, ciò vuol dire che dopo l'annullamento le schede valide sono 3.421, il che non consente la candidatura della lista poiché la legge prevede un minimo di 3.500 ed un massimo di 5.000 segnature.
Per la cronaca, gli stessi Pannella e Bonino avevano presentato uguale ricorso anche contro il candidato del PD Filippo Penati, cui erano state contestate 173 firme, ma il tribunale ha deliberato che, pur ritenendole effettive, le irregolarità non sarebbero comunque determinanti al fine dell'esclusione perchè le firme valide erano già 3.795.
A rassicurare i suoi sulla situazione Lombardia ci ha pensato Mario Mauro, capogruppo del Pdl al Parlamento Europeo, nonché responsabile della campagna elettorale di Formigoni ritenendo che “alcune specifiche tenute in conto dal tribunale di Milano, non sono più necessarie” e che il numero di firme presentato “è largamente superiore a quelle necessarie” e che il ricorso che presenteranno “non potrà che essere accolto”.
Che i ricorsi del centrodestra per due regioni importanti come Lazio e Lombardia vengano accolti o meno, è curioso vedere come il destino si ponga davanti a Mister B. che si ritrova a dover riporre tutte le sue speranze nel suo nemico per eccellenza: la magistratura!

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