
Un effetto boomerang si scatena sul Pdl dopo che il Tar del Lazio ha respinto il ricorso per l’ormai celebre questione dell’esclusione delle liste per le prossime elezioni regionali.
Non è bastato, infatti, il decreto ad hoc preparato in fretta e furia dal governo e sottoscritto dal Presidente della Repubblica per rimettere in corsa la macchina del Pdl che è finita fuori pista prima ancora dell’inizio della gara.
Il Tar ha definito il decreto salva-liste non applicabile in questo caso “perché le elezioni regionali del Lazio sono disciplinate dalla legge regionale numero 2 del 2005” e non dalla normativa nazionale. Un’arma preparata artigianalmente in cantina e che, non solo non è servita a farla franca (per il momento), ma se possibile, si è addirittura ritorta contro i suoi stessi ideatori.
La legge regionale citata dalla sentenza prevedeva la presentazione dei documenti necessari alla candidatura della lista entro le ore 12 dello scorso 27 febbraio, ma non essendo il delegato del Pdl presente nel verbale stilato dai Carabinieri presenti nell'ufficio elettorale della Corte di appello di Roma, il decreto “interpretativo” successivo risulta del tutto inutile.
C’è da fare, però, una precisazione in merito alla decisione del Tar che non ha respinto il ricorso ma ha bensì rinviato l’udienza al prossimo 6 maggio, decidendo comunque di non riammettere in via cautelativa la lista.
Lista esclusa e caso definitivamente chiuso? Ma certo…che no.
Il Pdl spera ancora in altre strade, calpestando sempre di più la propria e l’altrui dignità.
Oggi pomeriggio, infatti, gli stessi delegati che l'altro sabato sparirono e poi riapparirono in ritardo, si sono ripresentati per ritentare la presentazione dei documenti. E’ attesa entro domattina la decisione dell’ufficio elettorale del tribunale di Roma.
Ma questo che potrebbe sembrare l’epilogo di un’estenuante partita a tennis con batti e ribatti giuridici, ricorsi e controricorsi al Tar, ahinoi è solo l’inizio.
Infatti, se domani l'ufficio elettorale dovesse attenersi all'interpretazione del governo, la lista Pdl sarebbe riammessa, ma ovviamente scatterebbe in automatico il ricorso degli avversari al Tar che ha creato un precedente con la decisione di ieri sera.
Se, invece, l'ufficio elettorale si dovesse attenere alla posizione del Tar e ritenere che il decreto non possa essere applicato alla legge regionale del Lazio, la lista Pdl sarebbe nuovamente rispedita al mittente con distinti saluti, facendo scattare,quindi, il ricorso del Pdl al Consiglio di Stato.
Insomma, siamo nel bel mezzo di un braccio di ferro che, visto l’allungarsi dei tempi, potrebbe addirittura portare al rinvio delle elezioni nelle regioni interessate dal caos.
Le reazioni politiche alla sentenza del Tar sono state come sempre tra le più disparate, con i principali esponenti dell’opposizione che hanno colto l’occasione anche per rafforzare il disappunto già espresso contro il decreto ad listam.
Un ironico Enrico Letta, vicesegretario del PD, ha dichiarato: “Ora c'è da chiedersi se verrà convocato questa sera da Berlusconi un Consiglio dei ministri urgente per fare un decreto legge che abolisca il Tar del Lazio” mentre il leader dell’Idv Di Pietro attacca il governo dicendo che “come al solito il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Ancora una volta, il governo Berlusconi ha fatto una legge raffazzonata, incostituzionale e inutile”.
Dal leader dei Verdi, Angelo Bonelli, arriva invece un invito al Pdl che a sua detta ora “l'unica cosa che può fare è prendersela con quegli esponenti di partito che hanno creato questo pasticcio che rappresenta una delle pagine più buie della storia repubblicana”.
Ma il Pdl non molla e annuncia, tramite il responsabile elettorale del partito, Ignazio Abrignani, il ricorso al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar, che a sua detta doveva attenersi ad una legge emanata dallo Stato.
Ciò che fa più notizia non sono tanto le varie dichiarazioni, quanto il silenzio ufficiale sulla vicenda da parte del premier Silvio Berlusconi che a quanto pare è rimasto “sconcertato” dalla sentenza, dato che era convinto di aver risolto ogni problema con il decreto, ma che per pronunciarsi aspetta la decisione della Commissione elettorale del Tribunale di Roma sull’eventuale riammissione della lista, che come dicevamo in precedenza è prevista per domani mattina.
In ogni caso, che i ricorsi vengano accettati o meno, una cosa è certa: la dignità ha perso già da un pezzo.




