
La comunità ebraica internazionale (e non solo) può tirare un sospiro di sollievo.
E' di oggi infatti la notizia del ritrovamento della scritta "Arbeit macht frei" (il lavoro rende liberi) profanata e rubata la notte tra giovedì e venerdì scorso.
La polizia polacca, con l'aiuto di agenti speciali dei reparti scelti del Ministero della Difesa, ha fatto irruzione la scorsa notte in una abitazione privata nel nord del Paese dove ha arrestato cinque uomini e ritrovato la scritta, divisa in tre parti.
Stando sempre alle dichiarazioni del governo polacco, i cinque "nemici della memoria" hanno tra i 20 e i 39 anni, sono pregiudicati già condannati per reati di furto e aggressione ma non sembrano appartenere a gruppi neonazisti.
Loro no, ma forse il mandante del folle gesto sì. Le autorità polacche, coadiuvate dall'Interpol, dai servizi segreti tedeschi, britannici e israeliani, hanno infatti aperto la caccia all'uomo che avrebbe commissionato il furto, che non appare esser stato fatto dai cinque ladri per uso personale. Le piste seguite per cercare la "mente" (demente?) sono due: neonazismo appunto e folle collezionismo.
I cinque fermati ora rischiano una pena di 10 anni, così come dispone la legge polacca sui furti di oggetti considerati patrimonio culturale.
Nei giorni scorsi, forti erano stati i messaggi di sdegno per il gesto e allo stesso tempo di solidarietà per la comunità ebraica da parte di tutto il mondo.
Il furto era stato comesso fra le tre e le cinque della notte tra il 17 e il 18 dicembre scorso, come già detto, e si era capito sin da subito che non si trovavano di fronte ad una semplice bravata perchè i ladri hanno reciso la recinzione che porta all'interno del lager, un'operazione ritenuta complessa e quindi ad opera di professionisti, che erano a conoscenza anche della posizione delle telecamere di sicurezza. La polizia aveva anche stanziato una ricompensa di circa 28.000 Euro per chi avesse contribuito in modo determinante al ritrovamento della scritta con indizi o testimonianze.
Ha suscitato sorpresa, rabbia e indignazione quello che può essere definito come il caso criminale più clamoroso degli ultimi giorni, visto che nessuno si aspettava una simile profanazione del luogo simbolo della Shoa.
Il "cimitero più grande del mondo" come qualcuno lo ha definito, il luogo dove un milione di ebrei e di altre minoranze etniche fu sterminato senza pietà. Quella scritta suona come una beffa per coloro che hanno attraversato il cancello sottostante perchè per loro non c'era nessuna libertà dopo il lavoro, bensì sofferenza, fame, morte.
Auschwitz, unitamente a Birkenau, fu scelta come località per i campi di sterminio dai nazisti perchè era un importantissimo svincolo ferroviario, dove quotidianamente arrivavano i cosiddetti "treni della morte" stracolmi di ebrei che venivano sfruttati come bestie per i lavori nelle industrie e nelle miniere per poi venire torturati ed infine uccisi nelle camere a gas ed inceneriti. I più "fortunati" prima di essere bruciati nei forni crematori venivano sottoposti ad esperimenti "medico-scientifici".
Oggi 200 ettari di quel campo sono stati adibiti alla visita del pubblico come Museo, dove è possibile vedere centinaia di migliaia di reperti, la maggior parte dei quali sono effetti personali delle vittime, ed è visitato ogni anno da centinaia di migliaia di persone che non dimenticano.
In virtù di tutto questo nasce la rabbia ed il più profondo ripudio verso quelle persone che hanno "dimenticato", con quel vile gesto, che quello è il luogo dove sono stati compiuti i più atroci crimini verso l'umanità intera, non solo verso gli ebrei.
Non ci resta che augurarci che la giustizia polacca possa dar loro la pena che meritano, ma non ci sono dubbi dato che hanno già dimostrato con successo tutto il loro impegno in questa vicenda.

