sabato 6 marzo 2010

Pizza, spaghetti e...decreto salva-elezioni.


Credo fossero in pochi ad essersi illusi che l'esclusione del Pdl dalle elezioni nel Lazio e di Formigoni in Lombardia, avesse carattere definitivo ed insindacabile.
Quello che è successo nella tarda serata di ieri ha dell'incredibile. Incredibile per la sfacciataggine, incredibile per la strafottenza, incredibile per la totale mancanza di senso del pudore.
Con la complicità determinante del Presidente della Repubblica, è stata ancora una volta assassinata la democrazia, il cui corpo già in putrefazione da tempo non trova pace. Com'è possibile che in poche ore si è riusciti a varare una norma che permettesse di risolvere il pasticcio delle liste, dovuto solo a negligenza, mentre da più di un anno e mezzo nessuno muove un dito per dare una mano ai milioni di cassintegrati e disoccupati?

Il delitto si è svolto in quattro punti:
Il primo prevede che nel valutare i termini di consegna delle liste, si tenga conto anche della dimostrabilità con qualsiasi mezzo che si era presenti nel luogo di consegna (per gli amici, salva-Lazio).
Il secondo punto dice che per quanto riguarda i timbri e le vidimazioni, la verifica può essere effettuata anche in un secondo momento (per gli amici, salva Formigoni).
Nel terzo punto si specifica che le liste non ammesse possono ricorrere al Tar, mentre quelle ammesse ma sulle quali pende un ricorso, possono farlo solo dopo le elezioni.
Nel quarto ed ultimo colpo, quello che avrebbe causato il decesso, specifica che le suddette norme si applicano alle prossime elezioni.

Complice del “delitto di mezzanotte”, dicevamo, è stato anche Giorgio Napolitano che, con fare Pilatesco, fa sapere che la sua firma è arrivata solo dopo che il decreto è stato impostato in modo da non modificare la legge ma solo interpretarla meglio, proprio come dichiarato dal ministro Maroni che in conferenza stampa dice: “Queste approvate sono norme interpretative. Non c'è nessuna modifica della legge elettorale”.
Berlusconi fa sapere che si tratta solo di un aiuto al Tar, che sarà comunque l'ultimo a decidere sulla riammissione delle liste, ma che adesso dispone di un mezzo in più, ovvero di una “corretta interpretazione” della norma per lavorare al meglio e per poter “ridare il voto a milioni di italiani”.

Durissime le reazioni dall'opposizione, che stranamente appare ricompattata dall'evento.
Di Pietro parla di “un palese abuso di potere, che in uno Stato di diritto andrebbe bloccato con le forze armate, al fine di fermare il dittatore” ed invita il popolo a scendere in piazza. Bersani definisce la situazione “un pasticcio tutto loro” mentre Zingaretti, presidente della Provincia di Roma, esprime la propria solidarietà “a chi rispetta le regole, a chi paga le multe, a chi versa correttamente le tasse, a chi si ferma al rosso...insomma,alla gente perbene”.
Non meno dura la posizione di Emma Bonino che si esprime in merito dicendo che siamo di fronte ad “una delle pagine più vergognose della storia del Paese dal punto di vista giuridico” e dei Verdi, che nella voce di Angelo Bonelli dichiarano: “Quello che ha fatto il governo ha dell'incredibile per uno stato democratico: il Pdl si è fatto una legge per ammettere le sue liste che per la legge non potevano essere ammesse”.
E mentre il Pdci distribuisce volantini listati a lutto con la scritta “Si annuncia la scomparsa della Democrazia, uccisa dal Governo oggi alle 19.30”, il Popolo viola scende in piazza e lo fa sdraiandosi a terra con delle candele accese davanti al palazzo del Quirinale, inscenando il “funerale della democrazia”.
Il corteo, un centinaio di persone nonostante l'ora, è poi proseguito in direzione di Palazzo Chigi dove è stata formata una vera e propria catena umana, simbolicamente in difesa della democrazia. Il Popolo viola non si fermerà di certo, e nei prossimi giorni è prevista un'ulteriore mobilitazione, organizzata insieme agli esponenti dell'opposizione.

Ma suvvia signori, siamo in Italia! A chi vuoi che faccia del male un po' di pizza, spaghetti e un decreto ad listam?

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