mercoledì 14 aprile 2010

Capitàno, c'è un buco nell'acqua!


Da consumare preferibilmente entro pochi giorni dalla data di produzione; gettare negli appositi contenitori dopo l'uso.
C'era scritto probabilmente questo sul decreto salva-liste che, come tutti ricordiamo, fu la celebre trovata dell'arguto capitan B. per salvare la nave che stava affondando proprio a poche miglia dall'approdo sull'isola delle elezioni regionali.
Proprio ieri, infatti, si è fatta carta straccia del decret(in)o ad-listam con un emendamento di Gianclaudio Bressa del PD, presentato in aula a Montecitorio, che ha soppresso completamente il provvedimento della “banda degli onesti” con 262 voti a favore e 254 contrari. Subito dopo, un'incredula Rosy Bindi, presidente di turno, ha sospeso la seduta dopo appena una votazione.
La cosa più comica però, è l'assenza ingiustificata di ben 38 deputati del Pdl (tra cui Ghedini, e Lupi) e 4 della Lega, che evidentemente non hanno avuto neanche la faccia di presentarsi per difendere l'emendamento precedente che, è bene ricordare, non servì a nulla né per le liste del Lazio, né per Formigoni in Lombardia, ma per il quale capitan Silvius andò all'arrembaggio della nave “Quirinale” fino ad uncinare il tanto sperato autografo del vecchio lupo di mare stanco, Giorgio “Sparrow” Napolitano.
E pensare che ieri, prima dell'inizio della votazione dell'emendamento Bressa, il PD e l'Udc avevano proposto al centrodestra di rinunciare al decreto salva-liste in cambio di un ddl che ne conservasse gli effetti sulle passate elezioni. Convinti di avere la maggioranza dei voti, Pdl e Lega rifiutano la proposta e, pochi minuti prima dell'inizio della votazione, il PD fa entrare in aula un'altra ventina di deputati “di scorta” che risulteranno alla fine decisivi sull'esito dell'approvazione dell'emendamento.
In maniera automatica sono partiti i ricorsi sulle liste che furono ammesse o respinte grazie al decreto appena soppresso, come già annunciato dai Radicali in Lombardia. Ora l'unica via per non ritornare al voto è preparare un ddl che preservi dal decreto Bressa le elezioni appena svolte.

Un altro bell'autogol è stato messo a segno dallo squadrone di governo che adesso parte con la solita polemica interna alla ricerca delle motivazioni degli assenti, come dichiarato dal capogruppo del Pdl, Cicchitto, che d'ora in avanti renderà noti ai vertici del partito i nomi degli assenti ingiustificati il giorno del compito in classe (e magari invierà una cartolina di avviso a casa dei genitori).

Mentre l'opposizione festeggia, l'unico non ancora soddisfatto è Antonio Di Pietro che sottolinea come gli elettori si ritrovino per l'ennesima volta “cornuti e mazziati”.
Un altro boomerang, poi, si prospetta all'orizzonte per questo governo che, per la fretta di liberarsi dei propri problemi, personali e di partito, sembra davvero sbagliare un colpo dopo l'altro.
Lo stesso leader dell'Idv, infatti, proprio ieri ha presentato all'ufficio centrale per i referendum, presso la Corte di Cassazione, la domanda contro il ”legittimo impedimento”, iniziando così la raccolta di firme che saranno successivamente vagliate dalla Suprema Corte.
Ricordiamo che il legittimo impedimento è stato subito utilizzato dagli avvocati di Berlusconi nel processo riguardante la regolarità della compravendita dei diritti tv Mediaset, presentando una lettera del segretario della presidenza del Consiglio che, senza un minimo di pudore, ha dichiarato che il bucaniere Berlusconi sarà impegnato in traversate transatlantiche ininterrottamente fino al 21 luglio prossimo!
Uno degli ovvi motivi per cui può essere dichiarata incostituzionale la legge che salva il pirata Silvio, è rappresentato dall'articolo 3 della Costituzione stessa che chiaramente dice: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, ma forse in questa Repubblica delle B (-anane o -erlusconi, scegliete voi la desinenza) sembra più azzeccata la quasi premonitrice frase di George Orwell, che ne “La fattoria degli animali” dice: “Davanti alla legge siamo tutti uguali, ma qualcuno è più uguale degli altri...”.

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